Ritrova la gioia e smetti di lamentarsi.

In apparenza ti sembra di alleggerirti di  un peso insostenibile ma alla lunga allontani la possibilità di entrare in contatto con gli altri che vengono invece sommersi di magagne.

È la Sindrome di Calimero.

Vittimismo patologico: lamentarsi continuamente, con tutti e di tutto genere pesantezza nella conversazione.

Se sei  felice sei sorridente.

I tuoi  lineamenti sono distesi e il tuo atteggiamento è proteso verso gli altri. Se stai bene, non parli solo di te,  non ti lamenti.

Quando un amico ti incontra capisce che stai bene nella realtà in cui vivi.

Ecco quali sono alcuni parametri per riconoscere una persona felice.

Passare la giornata immerso in pensieri cupi , lamentandosi di quello che non va.

Sentirsi vittima del mondo e per questo ricercare affetto per poi rifiutarlo.

Infastidirsi per ogni situazione, dai colleghi, alla coda in posta fino ai vicini di casa che magari tengono alto il volume della televisione.

È così che vuoi vivere?

Elimina frustrazione e rancori.  A volte pensiamo sia l’esterno a fermarci.    Ma è solo un alibi. Basta pensieri cupi.

E tu corrispondi a questa descrizione?

Oppure quando esci con gli amici per l’ aperitivo farcisci la conversazione con frasi del tipo: ” Non lo sopporto più!”.

” In ufficio sono tutti noiosi e pesanti, è proprio un ambiente da pazzi” e ancora “Ho talmente tante cose da fare..”.

Lamentarsi di qualunque cosa diventa un abitudine incontrollabile.

Quante volte ci siamo trovati ad ascoltare amici e conoscenti che si lamentavano?

È la Sindrome di Calimero, il vittimismo patologico.

Queste persone fanno del piagnisteo uno stile di vita, ed alla fine non si relazionano veramente ma producono un  monologo con loro stessi.

Monologo che il povero malcapitato dovrà necessariamente commentare..

Chi si lamenta è caratterizzato da  un profondo egocentrismo sostenuto da una mancanza di empatia.

Queste persone danno per scontato che meritano più degli altri e, quando non lo ottengono si lamentano.

Non hanno un reale interesse per gli altri perchè ciò che accade a loro è la cosa più importante.

Si crea così un errore nella comunicazione.

Se tu ti lamenti l’unica azione che può fare l’altro è lagnarsi anche lui.

Lamentarsi è indice di profonda insoddisfazione.

Ti lamenti della tua vita che non funziona come vorresti.

Ma ti sei chiesto cosa stai facendo per cambiare le cose?

Il vittimista cronico non  vuole un consiglio o meglio vuole ascoltarlo ma non seguirlo perché la cascata di cose che non funzionano è troppo copiosa perché lui possa davvero ascoltare.

Vuole essere compreso e smuovere la nostra solidarietà ma la cosa finisce qui. I consigli, lo sappiamo, non li ascolta nessuno anche perché non sono mai veri.

Chi dà veri consigli si mette contro l’altro perché dice cose che l’altro non vuole sentire, e fanno soffrire.

Possiamo veramente dire che alla gente dice quello che pensiamo? O è meglio adattare il contenuto in base alla persona? Secondo me per paura di ferire le persone parlano di cose che possono andar bene un po’ per tutti.

Quando un’ amica si lamenta allora tu non puoi fare altro che lamentarti a tua volta, ripercorrendo così lo stesso canale comunicativo.

Rischi di essere succube e non protagonista delle tue relazioni.

Alla fine l’ aperitivo ti ritorna su, perché come gli stuzzichini e questo genere di conversazioni, si rivela pesante.

Mi lamento perché non mi va bene niente: ecco come uscire dal vittimismo patologico.

A volte pensiamo che sia l’esterno a fermarci.

Ma se guardiamo meglio, capiamo che non è così.

È un passaggio fondamentale per uscire da quella palude.

Quelle critiche che fai di continuo agli altri parlano della frustrazione che provi nei confronti della vita.

Non ti senti realizzata e porti rancore verso la vita, così vorresti che anche gli altri provassero il tuo stesso dolore.

Ti sei convinta che la causa della tua profonda infelicità sia sempre stata esterna.

Quindi è colpa degli altri, colpa di tutte le ingiustizie che hai subito. 

Impara invece a spostare lo sguardo su di te, facendo pulizia di tutti i pensieri negativi che ti stanno intossicando.

Assumiti il rischio di vivere veramente. 

È così che ci si realizza.

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