Come sarà la nostra vita dopo l’epidemia

come sarà la nostra vita dopo l'epidemia

Come sarà la nostra vita dopo l’epidemia? Quali sono le conseguenze psicologiche del Coronavirus?

Se ti stai chiedendo come sarà la nostra vita dopo l’epidemia, in questo articolo ti parlo di come potrebbe cambiare la società dopo la pandemia. Gli scenari del dopo quarantena.


Come sarà la nostra vita dopo l’epidemia: aumenteranno le disparità sociali.

Dopo il Coronavirus ci saranno persone più sofferenti di altre.

In questo momento già molte famiglie stanno elaborando un lutto.

Il lutto per una persona cara che non si è neppure salutata come la società era  abituata a fare prima, nel mondo che conoscevamo.

Quanto dolore sarà necessario affrontare dopo che un’intera comunità è stata messa in ginocchio?

Ecco quindi la prima differenza, ci saranno città più sconvolte di altre.

Persino nazioni che a causa di politiche più o meno astringenti avranno risultati differenti.

È più importante l’economia di uno stato o le vite umane?

Salute contro morte.

Ricchezza contro povertà.

Potremmo uscirne vivi ma forse molto più poveri di prima.

Anche qui a seconda delle stratificazioni sociali.

Ma questa nuova realtà la stiamo costruendo giorno dopo giorno.

E oggi vedere al di là di questa nebulosa è veramente troppo presto.

Per le famiglie che sono in lutto ora è il tempo del ricordo e della mancanza.

Davanti alla tragedia qualcuno vivrà il senso di colpa per essere sopravvissuto.

Potrà anche essere forte il senso del sacrificio: “Doveva accadere a me invece è successo proprio a lui!”.

Sono meccanismi silenziosi e spesso inconsci che aprono le porte della depressione.

Questo nemico invisibile colpisce senza che tu possa rendertene conto.

Più aumenta la percezione del pericolo più, in modo direttamente proporzionale, aumentano ansia e paura.

Cresce la sensazione di non avere abbastanza risorse per far fronte ad una situazione così grave.

Contemporaneamente si sposta sempre più avanti la soglia della tolleranza.

E questo potrà essere pericoloso in seguito.

Come sarà la nostra vita dopo l’epidemia?

Sarà compito di ciascuno di noi gestire queste emozioni.

Lo spostamento della soglia di tolleranza è funzionale per sopportare quanto ci accade attorno.

Nel momento in cui ne saremo un po’ fuori però potrebbe capitare l’effetto boomerang.

Si sa che i traumi collettivi vengono alla luce quando ormai la comunità ne è fuori.

Lo shock per ciò che stiamo vivendo si svilupperà in forme diverse, non di immediata comprensione per tutti.

Se da un lato ci sono comunità fortemente sconvolte dall’altro ve ne sono altre che sembrano un uno stato dormiente.

Come se la quarantena avesse avuto il potere di fermare le nostre menti e i nostri cuori.

Parlo delle relazioni interrotte o che continuano a distanza ma con fatica.

Di chi si incontra al supermercato solo per scambiarsi uno sguardo andando contro al buon senso.

Tanti sono chiusi in casa ed hanno interrotto ogni collegamento con gli altri.

Potranno aumentare le casistiche degli Hikikomori.

come sarà la nostra vita dopo l'epidemia

È nelle situazioni di crisi che emerge la vera natura della nostra società e degli uomini, nel bene come nel male.

Durante l’emergenza è stata imposta su tutto il territorio nazionale una misura molto restrittiva.

Ci troviamo di fronte ad fenomeno inedito per le nostre generazioni.

La nostra libertà è stata messa in quarantena.

Le politiche di contenimento sono necessarie per contrastare il diffondersi del virus.

Senza una valida ragione, giustificata da motivi di lavoro  o per ragioni di salute o per altre necessità, è richiesto e necessario restare a casa.

In questa emergenza sono i valori collettivi quelli che hanno la precedenza.

Manterremo anche dopo il senso civico che oggi è tornato di moda?

Così in preda all’ansia e alla paura stiamo vivendo la quarantena.

La durata di questa condizione è imprevedibile.

Non abbiamo fatto in tempo ad abituarci.

Adattarci così velocemente alla didattica a distanza alle videochiamate agli aperitivi senza contatto.

Stiamo cercando modalità alternative per restare connessi.

Il modo di comunicare è cambiato si è spostato sulla distanza per mantenere un contatto.

Vivevamo in una società in cui essere efficiente significava darsi da fare: lavorare tanto, muoversi, nutrirsi in modo sano ed equilibrato.

Oggi ci viene chiesto di gestire un tempo che prima mancava.

Ma questo tempo va riempito senza utilizzare lo spazio.

È un tempo di solitudine e di silenzio.

Non ci sono più i rumori di sempre.

Le abitudini ci fanno sentire al sicuro, per questo vogliamo preservarle.

Ma a un certo punto, la realtà dei fatti è improrogabile: in uno stato d’emergenza la routine e la normalità non esistono più.

La vita è stravolta e certi studi sostengono che resteremo così sospesi almeno per altri diciotto mesi.

Addirittura Gordon Lichfield, direttore del Mit Technology Review, la rivista del Massachussets Institute of Tecnology sostiene che la vecchia normalità non tornerà proprio.

Certo darci delle scadenze può aiutare molte persone a gestire l’ansia che questa incertezza sta generando.

Le nostre vite sono state azzerate in un tempo così improvviso che tutti stiamo desiderando che l’uscita da questo momento storico sia altrettanto veloce.

Ma non sarà così.

Avremo bisogno di molto tempo per ritrovarci.

Come sarà la nostra vita dopo l’epidemia?

Lasciamo il posto alla speranza.

 

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